La successione dell’ex coniuge

La successione dell'ex coniuge La differenza tra successione del coniuge e successione dell'ex coniuge. Rapporti tra successione e separazione e tra successione e divorzio. Sei separata da tuo marito. In caso di morte, ti spetta parte del suo patrimonio? Puoi anche percepire la pensione di reversibilità? È vero che non hai alcun diritto sull'eredità della tua ex moglie perché siete divorziati? Con il matrimonio marito e moglie acquistano i così detti diritti ereditari, ciò vuol dire che alla morte dell'uno l'altro diventa suo erede. Il coniuge infatti, rientra tra quei soggetti che non possono essere esclusi dalla successione e pertanto, sia nel caso in cui il defunto ha lasciato un testamento sia nel caso in cui non lo ha fatto, al coniuge superstite deve essere necessariamente riconosciuta una quota di eredità (detta legittima). Allo stesso modo detta quota va riconosciuta ai figli ed in alcuni casi particolari ai genitori e ai fratelli/sorelle del defunto. La legge ha previsto ciò perché tali soggetti sono i familiari più stretti della persona deceduta, che non possono essere dimenticati dopo la sua morte, in virtù del rapporto che li legava con lo scomparso. Ma cosa avviene nel caso di coniugi separati o divorziati? Il nostro legislatore come ha disciplinato la successione dell'ex coniuge? Per rispondere a questa domanda è opportuno esaminare prima il caso di coloro che sono ancora legati dal vincolo matrimoniale. Indice * 1 Successione del coniuge * 2 Separazione e diritti di successione * 3 Separazione senza addebito * 4 Separazione con addebito? * 5 Pensione di reversibilità e coniuge separato * 6 Tfr e coniuge separato * 7 Divorzio e diritti successori * 8 Pensione di reversibilità e coniuge divorziato * 9 Tfr e divorzio * 10 Cosa accade ai coniugi divorziati con figli? Successione del coniuge Se il marito o la moglie dovesse morire in costanza di matrimonio, occorre distinguere a seconda se il defunto ha lasciato o meno un testamento. In presenza del testamento, tenute presenti le ultime volontà del coniuge defunto, la quota di legittima che tocca al coniuge superstite è pari: * al 50% del patrimonio, in assenza di figli e con i genitori, o meno, del defunto; * ad un 1/3 del patrimonio, in presenza di un solo figlio; * ad un 1/4 del patrimonio, in presenza di più figli del defunto. In assenza di testamento al coniuge superstite spetta: * il 100% del patrimonio del defunto, se non ci sono figli; * la metà del patrimonio, se c'è un solo figlio; * un 1/3 del patrimonio, se ci sono più figli; * i 2/3 del patrimonio, se non ci sono figli o fratelli/sorelle ma sono viventi i genitori; * i 2/3 del patrimonio, se mancano sia figli sia genitori ma si è presenza di fratelli/sorelle del defunto. Fatta questa necessaria premessa preliminare, passiamo ora alla successione dell'ex coniuge, tenendo presente che le disposizioni sui diritti di successione cambiano a seconda se la coppia è separata o divorziata. Separazione e diritti di successione Quando i coniugi si separano in linea generale conservano gli stessi diritti di cui godevano durante il matrimonio. Quindi, se uno dei due coniugi muore, l'altro mantiene la quota di eredità che gli spetta per legge. Ma c'è di più: se il coniuge defunto ha lasciato un testamento con il quale ha escluso dall'eredità il coniuge superstite (per esempio nominando erede qualcun altro, anche un nuovo compagno) o gli ha lasciato una parte del patrimonio inferiore al minimo garantito per legge, il coniuge separato ha comunque il diritto ad ottenere la sua quota di eredità, anche se ciò va contro la volontà del defunto. Esempio: Tizio e Caia si separano. Alla morte di Caia, Tizio diventa suo erede allo stesso modo in cui lo sarebbe diventato se non si fossero mai separati. Quindi, a Tizio spetterà il 100% del patrimonio dell'ex moglie, qualora non dovessero esserci figli ed in assenza di testamento. Se invece, Tizio e Caia hanno avuto un figlio, il patrimonio della defunta sarà diviso tra marito e figlio in ragione del 50% ciascuno. Viceversa, in presenza di testamento, a Tizio spetterà il 50% del patrimonio della defunta sempre se non vi sono figli e sono ancora in vita i genitori dell'ex moglie. Spetterà un 1/3 o un 1/4 dei beni ereditari, in presenza di uno o più figli. Altra ipotesi è quella di Mevio che muore dopo avere fatto testamento, escludendo del tutto la sua ex moglie dall'eredità. Sebbene separata dal defunto, quest'ultima ha diritto ad ottenere la sua quota di eredità. Pertanto, potrà impugnare il testamento in tribunale, chiedendo il riconoscimento della parte di patrimonio a lei spettante. Tuttavia, questa regola generale subisce una deroga quando la separazione personale non è stata pronunciata con il pieno accordo dei coniugi perché provocata da fatti e colpe imputabili solamente ad uno dei due. In merito, allora occorre distinguere se la separazione è stata o meno addebitata al coniuge superstite. Separazione senza addebito Il coniuge superstite succede al defunto, cioè diventa suo erede, se la separazione non gli è stata addebitata. Pertanto, in questo caso non c'è alcuna differenza tra coppia separata e coppia sposata. Il coniuge separato ha gli stessi diritti successori del coniuge non separato tanto che anche in caso di rifiuto dell'eredità, gli spetterà la pensione di reversibilità del defunto. Inoltre, gli spetteranno i diritti di abitazione della casa adibita a residenza familiare e di uso dei mobili che la arredano, se di proprietà del coniuge defunto, o comuni. Esempio: Sempronio e Anna sono coniugi separati senza addebito a carico di nessuno dei due. Sempronio muore e Anna diventa sua erede. A questa spetterà la pensione di reversibilità di Sempronio; potrà anche andare ad abitare nella residenza familiare e continuare ad utilizzare i mobili che l'arredano. Separazione con addebito? Viceversa, nell'ipotesi in cui al coniuge separato sia stata addebitata la separazione, questi non avrà diritto alla successione tranne in un caso. Più precisamente avrà diritto ad un assegno vitalizio solo se al momento dell'apertura della successione percepiva gli alimenti dal coniuge deceduto, perché versava in una situazione di bisogno. Esempio: Tizio e Caia si separano. La separazione viene addebitata a Caia in quanto durante il matrimonio questa ha tradito il marito ed il tradimento è stata la causa della fine della loro unione. Caia però, versa in situazioni economiche disagiate e pertanto, nonostante l'addebito, il giudice ha stabilito che Tizio versi mensilmente a Caia la somma di € 300 per gli alimenti. Perciò alla morte di Tizio, Caia avrà diritto a percepire un assegno vitalizio. L'assegno sarà commisurato alla consistenza dell'eredità ed alla qualità e al numero degli eredi. In ogni caso non potrà essere superiore agli alimenti di cui il coniuge superstite ha goduto durante la separazione. La medesima disposizione si applica nel caso in cui la separazione sia stata addebitata ad entrambi i coniugi. Pensione di reversibilità e coniuge separato Al coniuge separato spetta la pensione di reversibilità dell'ex defunto, anche se ha rifiutato l'eredità e sempre che il rapporto previdenziale era già esistente prima della sentenza di separazione. Se al coniuge superstite viene addebitata la colpa della separazione, egli ha diritto alla reversibilità solo se gli è stato riconosciuto dal giudice il diritto agli alimenti a carico del coniuge deceduto. Esempio: Mevio e Caia si separano senza addebito di colpa. Dopo qualche anno, Caia muore. Perché Mevio possa far valere il suo diritto alla pensione di reversibilità, è necessario che la sua ex moglie abbia lavorato in un determinato posto prima di separarsi da lui, cioè quando erano ancora sposati. In tal caso la pensione maturata da Caia nel proprio posto di lavoro spetta di diritto a Mevio. Altra ipotesi è quella di Sempronio che potrà beneficiare della pensione di reversibilità dell'ex moglie Carla, nonostante l'addebito della colpa della separazione. Carla infatti, versava mensilmente, gli alimenti a Sempronio, trovandosi lo stesso in gravi difficoltà economiche a causa di una malattia che non gli consentiva più di lavorare. Pertanto, dopo la morte dell'ex coniuge, avrà diritto a percepirne la pensione. Tfr e coniuge separato Al coniuge separato non spetta il Tfr (trattamento di fine rapporto o liquidazione), che è quella somma di denaro che viene corrisposta al lavoratore subordinato al momento del pensionamento. Quindi, questi non potrà chiederne il pagamento nei confronti del datore di lavoro del coniuge defunto. Esempio: Alla morte di Sara, dalla quale era separato, Antonio non potrà chiedere il pagamento della liquidazione, al datore di lavoro dell'ex moglie, poiché la legge prevede che il Tfr non spetta in caso di separazione. Divorzio e diritti successori Dopo il divorzio il vincolo matrimoniale cessa definitivamente e conseguentemente vengono meno anche i diritti successori, quindi l'ex coniuge superstite non parteciperà all'eredità del defunto. Il patrimonio di quest'ultimo allora, verrà diviso tra gli altri eredi, ad iniziare dai figli. Anche qui abbiamo però, un'eccezione: se il coniuge defunto stava versando l'assegno divorzile all'ex, i suoi eredi dovranno continuare a farlo nei limiti dell'eredità percepita, per arginare lo stato di bisogno del superstite. Tuttavia, se il coniuge divorziato si risposa non avrà più diritto all'assegno di divorzio. Pensione di reversibilità e coniuge divorziato Al pari del coniuge separato quello divorziato ha diritto alla pensione di reversibilità in caso di decesso dell'ex, ma a condizione che: * lo stesso sia titolare di un assegno divorzile; * il rapporto previdenziale fosse già esistente in epoca anteriore alla sentenza di divorzio; * non abbia contratto nuove nozze. Esempio: Maria sebbene divorziata da Franco, potrà percepire la pensione di reversibilità del suo ex marito poiché questi le versava mensilmente l'assegno divorzile; inoltre, il rapporto di lavoro da cui trae origine il trattamento pensionistico, è anteriore alla sentenza di divorzio e Maria non si è risposata. L'importo dovuto a titolo di pensione di reversibilità verrà calcolato in base al rapporto intercorrente tra la durata del matrimonio e il periodo di maturazione della pensione in capo al defunto. Tfr e divorzio Per quanto riguarda il Tfr l'ex coniuge divorziato, a differenza di quello separato, ha diritto a riceverne una percentuale, anche se esso è maturato dopo la sentenza di divorzio, ma solo se il coniuge divorziato ha diritto all'assegno divorzile e non si è risposato. Esempio: Wanda, moglie divorziata di Michele, alla morte di quest'ultimo, avrà diritto a percepire una percentuale del suo Tfr. Infatti, Michele quando era ancora in vita, aveva versato gli alimenti in suo favore nella misura stabilita dalla sentenza di divorzio. Cosa accade ai coniugi divorziati con figli? Quando nel divorzio sono implicati dei figli, la situazione può complicarsi poiché questi hanno diritto ad una parte di eredità del genitore defunto. Nel caso di figlio minorenne, affidato al coniuge superstite al momento della morte dell'altro genitore, quest'ultimo risulterà custode dell'eredità che spetterebbe al figlio. Per cui anche se l'ex coniuge superstite si fosse risposato oppure non versasse in uno stato di bisogno e pertanto, non avesse diritto alcuno all'eredità, ne sarebbe comunque tutore legale in nome del figlio fino alla sua maggiore età. Esempio: Nino e Ida divorziano. A Ida viene affidata la figlia Martina di 6 anni. Dopo qualche tempo, Nino muore in un incidente stradale. Ida non gli subentrerà quale erede in quanto con il divorzio è cessato il loro vincolo matrimoniale. Tuttavia, sarà tutore legale dell'eredità in nome e per conto di Martina fino al compimento del 18° anni d'età.