Revoca assegnazione casa coniugale figli maggiorenni

Revoca assegnazione casa coniugale figli maggiorenni Cosa succede nel momento in cui il figlio, che vive insieme alla madre nella casa familiare del padre, diventa maggiorenne. Tuo figlio è diventato maggiorenne da poco. Ormai sono anni che vive con la madre, dalla quale hai divorziato diverso tempo fa. All'epoca, il giudice riconobbe alla tua ex moglie il diritto di continuare a vivere in quella che, un tempo, era la vostra casa coniugale: un immobile che avevi comprato coi tuoi soldi e che tutt'ora è intestato a te. Con il compimento dei 18 anni del tuo ragazzo, però, vorresti ritornare nel possesso della casa. Lui non è più minorenne ed è peraltro in grado di trovarsi un lavoro. Ti chiedi dunque se ci sia revoca dell'assegnazione della casa coniugale coi figli maggiorenni. La questione è stata, di recente, analizzata dalla Cassazione. Una interessante ordinanza fa il punto della situazione in materia di assegnazione e revoca del tetto familiare. Vediamo cosa è stato chiarito in questa occasione. Indice * 1 Quando l'assegnazione della casa coniugale? * 2 Presupposti per l'assegnazione della casa coniugale * 3 La prova per l'assegnazione della casa * 4 Quando il figlio maggiorenne già guadagna * 5 Se la madre non abita più nella casa Quando l'assegnazione della casa coniugale? La casa coniugale viene assegnata al genitore con cui i figli vanno a vivere. Difatti, si tratta di un provvedimento dettato solo per la tutela della prole e non come supporto economico al coniuge con reddito più basso. Questo significa che la casa torna al suo proprietario nel momento in cui i figli cessano di vivere con il genitore collocatario o diventano indipendenti economicamente, tanto da potersi permettere una propria sistemazione. Allo stesso modo, non c'è alcuna assegnazione della casa se la coppia non ha figli minorenni o maggiorenni non autosufficienti o portatori di handicap (i quali vengono sempre tutelati a prescindere dall'età). Maggiori dettagli su questo argomento li trovi su Assegnazione della casa familiare: cosa c'è da sapere. Presupposti per l'assegnazione della casa coniugale L'ordinanza della Cassazione appena pubblicata fa un importante chiarimento. Come già chiarito in passato dalla giurisprudenza della stessa Corte e dalle Sezioni Unite, il godimento della casa familiare è collegato al collocamento dei figli minori: il genitore con cui questi vanno a vivere ottiene la casa. Invece per i figli maggiorenni non autosufficienti sono necessari altri due requisiti: la "prosecuzione della coabitazione del genitore assegnatario con il figlio" e la non autosufficienza economica del figlio stesso. In parole povere, in presenza di un figlio minore d'età, la casa va sempre al genitore presso cui questi è residente, senza ulteriori valutazioni nel merito e senza bisogno di fornire prove particolari. Invece in presenza di un figlio maggiorenne, il giudice deve accertare i due presupposti della coabitazione e dell'impossibilità economica del giovane. Se il figlio maggiore di 18 anni vive già da solo in modo stabile (non si considera quindi il caso dell'universitario fuori sede) o ha un proprio lavoro che gli consente di pagare un affitto, l'assegnazione della casa familiare viene revocata. La prova per l'assegnazione della casa Ne consegue che, in caso di divorzio, se il figlio è già maggiorenne, non basta alla madre presentare al giudice la semplice domanda di assegnazione della casa familiare; ella dovrà anche dimostrare che il figlio continua a convivere con lei e che non è indipendente economicamente. Se la donna non fornisce tali prove, il tribunale non le assegnerà la casa coniugale. L'interpretazione testuale della legge e l'interpretazione giurisprudenziale presuppongono l'indisponibilità e l'irrinunciabilità del diritto al godimento della casa familiare solo in capo al genitore affidatario dei figli minori. La Corte ha rilevato che, in favore dei figli maggiorenni non autosufficienti, è previsto che il giudice "possa" disporre, valutate le circostanze, un assegno periodico. Detta possibilità presuppone, quindi, che l'esercizio del diritto riconosciuto dalla normativa sia subordinato in questo caso ad una domanda in tal senso, non essendo più automatico l'obbligo del mantenimento verso i figli maggiorenni come invece lo è per i figli minorenni. In conclusione, secondo la Cassazione è necessario che, la domanda di assegnazione della casa familiare venga proposta in sede di divorzio anche dalla parte a cui risulti già assegnata la casa coniugale da statuizioni assunte in sede separativa, non potendo il giudice, in relazione della diversa connotazione della posizione giuridica del figlio maggiorenne, disporvi d'ufficio. Quando il figlio maggiorenne già guadagna Allo stesso modo, la richiesta di revoca della casa coniugale dopo i 18 anni del figlio può essere presentata dal proprietario dell'immobile se il giovane ormai divenuto maggiorenne ha smesso di vivere con la madre o se ha un reddito sufficiente per vivere da solo (cosa che comporta, per lui, anche la revoca dell'assegno di mantenimento). Se la madre non abita più nella casa Quando il coniuge assegnatario della casa non abita più o cessa di abitare stabilmente all'interno dell'immobile, il proprietario può chiedere un provvedimento di revoca dell'assegnazione. Anche il coniuge assegnatario può chiedere al giudice, rappresentandogli le mutate esigenze proprie o dei figli, una revoca o anche una modifica del provvedimento di assegnazione. Se la decisione del coniuge assegnatario di non abitare la casa familiare costituisce un comportamento pregiudizievole il giudice può emettere anche un provvedimento sanzionatorio.