Telefonate continue: come difendersi

Telefonate continue: come difendersi Insistere e telefonare spesso: c'è reato? È possibile ottenere il risarcimento del danno? Non bisogna insistere col telefono. Il telefono è un mezzo di comunicazione "ossessivo" da cui è difficile sottrarsi. Per evitare la molestia, bisognerebbe spegnerlo e, quindi, limitare la propria libertà di comunicazione. Consapevole di ciò, la legge punisce chiunque fa telefonate ripetute. Un comportamento analogo - seppur più blando - rispetto a quello di stalking, che non può essere giustificato neanche dalla volontà di riappacificarsi a seguito di un litigio coniugale. A mettere i paletti è ancora una volta la Cassazione. Con una recente ordinanza, i giudici supremi hanno confermato il diritto di un uomo ad ottenere un ristoro economico per il danno morale subito dall'ex moglie insistente nel tentare un approccio risolutore della separazione. Ecco allora il suggerimento su come difendersi dalle telefonate continue. Indice * 1 Reato di molestie telefoniche * 2 Denuncia per telefonate continue * 3 Il risarcimento del danno Reato di molestie telefoniche L'articolo 660 del Codice penale, intitolato "molestia o disturbo alle persone", così recita: "Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo è punito con l'arresto fino a sei mesi o con l'ammenda fino a 516 euro". Le condotte sanzionate, quindi, dal reato di molestie sono solo due: quella commessa in un luogo pubblico o aperto al pubblico (ad esempio, il pedinamento in una strada o in un centro commerciale) e quella realizzata attraverso l'uso di telefoni, cellulari o fissi. Si è esclusa la configurabilità del reato nel caso di sms o e-mail, per quanto arrivino direttamente sul cellulare. Se poi, dalla condotta, la vittima subisce un grave turbamento, tanto da comportare un timore per l'incolumità propria o di un proprio caro o da fargli cambiare le proprie abitudini di vita, si passa al più grave reato di atti persecutori, più comunemente noto con il nome di stalking. Il primo reato diverge dal secondo in ordine agli effetti: nello stalking è importante verificare quali conseguenze ha determinato la condotta ossessiva del reo. Nel reato di molestie, non è sufficiente che esso rechi solo disturbo, ma deve essere accompagnato da petulanza o altro biasimevole motivo. Per "petulanza" si intende un atteggiamento di arrogante invadenza e di intromissione continua e inopportuna nell'altrui sfera di libertà [...], per la cui integrazione è richiesta la coscienza e volontà della condotta nella consapevolezza della sua idoneità a molestare o disturbare il soggetto passivo. Non rilevano gli eventuali motivi o l'eventuale convinzione dell'agente di operare per un fine non riprovevole o per il ritenuto conseguimento della soddisfazione di una propria legittima pretesa. La petulanza non richiede una condotta abituale: non è cioè necessario che le telefonate si ripetano in più occasioni, potendo il fatto consumarsi all'interno dello stesso giorno (si pensi a una persona che fa 15 squilli nell'arco di 24 ore a un'altra persona al fine di molestarlo). Denuncia per telefonate continue La vittima delle telefonate o anche solo degli squilli continui può sporgere una querela alla polizia o ai carabinieri. Non c'è bisogno in questa fase di un avvocato. Se si preferisce ricorrere a un difensore, questi procederà al deposito dell'atto direttamente presso la Procura della Repubblica. Bisogna agire entro massimo tre mesi dai fatti in contestazione. Il processo penale verrà condotto dalla Procura della Repubblica che raccoglierà le prove eventualmente fornite dal querelante (si pensi ai tabulati telefonici). Il processo penale è rivolto a far ottenere, al responsabile, la pena prevista per il reato.